Tecniche digitali

Concentrazione

Il sistema socioeconomico attuale, che vede il prevalere assoluto delle grandi concentrazioni di capitale, tende a riprodurre nuclei di dimensione sovranazionale anche nell’ambito delle produzioni di beni materiali e immateriali, e della loro distribuzione.

Di fatto, il capitalismo borghese è stato soppiantato da un capitalismo di stampo marcatamente imperialista ove sopravvivono poche grossissime concentrazioni di capitali e di potere del tutto sovranazionali. Un sistema di questo tipo vive della capacità di concentrare mezzi e risorse. Nell’ambito del digitale questa tendenza si manifesta nella lotta tra i colossi dell’IT: Google, Amazon, Microsoft, Ibm (+ AliBaba) per accaparrarsi la gestione della più grossa fetta di dati utilizzata dagli utenti del Pianeta, siano essi privati o imprese.

La concentrazione è essa stessa una guerra (il capitalismo in crisi è in continua guerra). È una guerra feroce, i cui investimenti necessari probabilmente non si ripagano (ancora). Se è vero che abbiamo di fronte un nemico sarebbe sbagliato pensare che questo sia al suo interno coeso e pacificato. Pur quell’1% vive sotto le regole della concorrenza e della conflittualità intercapitalistica ove la legge della sopravvivenza scivola nella sopraffazione.

Come tutte le guerre, però, anche questa semina vittime civili e innocenti, di certo innumerevoli anonimi addetti alla produzione del “ferro” ma anche in termini di perdita della capacità di reazione, di autonomia, di lucidità, di subalternità al dominio.

CSOA Leoncavallo 1995

Proviamo a fare una sommaria lista di cosa si fa, o si minaccia di poter fare, grazie alla grande raccolta di dati digitali (altrimenti detta BigData):

– controllo statistico conoscitivo: seguendo trend semantici si monitora l’insorgenza di casi di interesse, eventi, malattie, rivolte. L’ambizione è quella di costruire strumenti previsionali di fenomeni di massa.

– controllo puntuale conoscitivo: una volta definito un soggetto target è possibile ricostruirne spostamenti, gusti, abitudini, usi e costumi. Per ora non si va molto indietro nel tempo ma a mano a mano le informazioni si accumuleranno. Con qualche artificio è possibile effettuare questo controllo in tempo reale.

– determinazione statistica (statistica predittiva): con la profilazione si può pensare di proiettare a ciascuno il mondo che più gli interessa o che gli è più affine. Lo fanno i motori di ricerca, lo fa l’e-commerce, quando lo faranno i quotidiani potremo dire che ciascuno vivrà in un mondo del tutto suo, il suo mondo preferito. La notizia più importante del giornale è quella che non leggo o che non mi piace.

– determinazione predittiva: nella misura in cui il digitale assume valore assoluto di verità, se in modo autoritario si censurano informazioni, persone, notizie, dati, temporaneamente o definitivamente, si possono produrre censure o false verità difficili da svelare.

Pervasività

Andamento valore azionario di Facebook ultimo anno.

Per ovviare alla scarsa capienza delle prigioni senza voler venir meno al controllo e alla punizione nel febbraio 2001 veniva emanato il Decreto Ministeriale 2/2/2001 che contiene le “modalità di installazione ed uso e descrizione dei tipi e delle caratteristiche del mezzi elettronici destinati al controllo delle persone…”. Si introduceva così nell’amministrazione della giustizia l’uso del braccialetto elettronico. Avrebbe permesso di seguire le mosse del reo, di controllare che non si allontanasse dai percorsi concordati e di prevenire altri reati.

Oggi, a distanza di soli sedici anni, siamo tutti dotati di almeno un simulacro di braccialetto elettronico che, tanto volontariamente quanto inconsapevolmente, ci portiamo dietro. La capacità di resistenza è pressoché nulla, la conoscenza dello strumento pure. L’arte di indirizzare le scelte e di anticipare ogni desiderio, insita in questi oggetti, si sostituisce ai sistemi di controllo lasciando ancor meno spazio mentale all’elaborazione di teorie e pratiche materiali di lotta.

Strumenti “sociali” come FaceBook, Google e Whatsapp detengono una mappa delle relazioni, dei gusti e degli eventi capace di aggiornarsi continuamente tale da far impallidire gli artefici del controllo sociale delle società autoritarie del secolo scorso.

In un regime di seppur ristretta concorrenza e agendo direttamente sulle percezioni, questa nuova branca del mercato è, come sempre ma con tempi che scorrono velocissimi, in cerca costante di nuove frontiere ed emozioni che possano convincerci a continuare a offrire la nostra manodopera volontaria e spesso non retribuita ma anche a pagare denaro sonante per mantenere l’infrastruttura di servizi altrimenti detti “gratuiti”. Le nuove frontiere del dominio corrono con la velocità che il mercato e la costante ricerca di profitti impongono.

tha Supreme, 6itch

È vero però anche che prende corpo, tra i più giovani soprattutto, un substrato comunicativo e creativo difficilmente immaginabile in un sistema verticale e che permette ad esempio al genio sedicenne di “tha Supreme” di crearsi un nutrito giro di fans in barba alle major discografico-musicali che ancora si affannano dietro ai contest in stile X-Factor.

Benché quindi sia indiscutibile che l’infrastruttura tecnologica del digitale è studiata e programmata in modo da risultare funzionale a un sistema di mercato fortemente centralizzato, non ci paiono chiarissime al momento né la qualità né la potenza dei messaggi veicolati né la possibile obsolescenza degli strumenti legata alla necessità di esplorare sempre nuovi terreni di mercificazione.

Minecraft

L’algoritmo di Dio

Oggi si sente molto parlare d’algoritmo. È un’entità molto autorevole, trova le cose che cerchiamo in rete, assegna gli insegnanti in scuole lontane da dove abitano, alza l’età pensionabile, aiuta i tribunali stabilendo cose fino a ieri impensabili come “chi ha scritto un testo” o “di chi è la voce in una registrazione”. È potente ma, soprattutto, è indiscutibile. Se lo dice l’algoritmo è Vero, come la parola di Dio.

In realtà è almeno dal Neolitico che uomini e donne si arrabattono con algoritmi e procedimenti vari per studiare le stagioni, dividere i campi e scambiare il raccolto. Il fatto è che oggi l’imperscrutabilità dei dati di partenza e la diffusa ignoranza sulle tecniche di analisi fanno pensare che il giudizio della formula sia insindacabile.

Oggi l’algoritmo vuole trasferirsi negli oggetti della quotidianità comune (come il Genio nella lampada di Aladino), e darà probabilmente vita a merci lontanissime, sul piano materiale, dall’utilizzatore. Merci che si potranno sempre meno riparare e con cui uomini e donne saranno sempre meno confidenti. Ciò genererà profitti, almeno in via temporanea, per chi tali algoritmi produce e vende, ma si tratterà anche di strumenti contemporaneamente capaci di studiare il nostro ambiente e le nostre abitudini più di chiunque altro.

La sfida, da parte di chi tiene le fila di questi processi, starà nell’intelligenza (seppure artificiale) che verrà impiegata nel trattare questi dati. Sarà possibile analizzare ammassi di dati apparentemente disarticolati e non strutturati come oggi si fa con le forme e i rumori? Quale genere di interconnessioni potrà emergere, nel caso, da un processo di questo tipo?

Domanda a margine ma non marginale

Sperimentazioni digitali, CSOA Cox18, 1992

A fianco di tutto ciò è indispensabile porre una domanda poco tecnica ma molto concreta: fino a quando l’operaio schiavizzato cinese, indiano, coreano, forza-lavoro mondiale al servizio del capitale multinazionale, vorrà tollerare di farcire del valore spremuto dalla sua fatica gli Ipad, i cellulari, i microprocessori da lavatrice ma anche le turbine degli aerei da guerra e i missili intercontinentali? Fino a quando la sua subalternità potrà garantire livelli di distribuzione della merce pari a quelli attuali? Fino a quando i costi di smaltimento e bonifica dell’inquinamento prodotto da questo vorace consumo riusciranno a essere tenuti fuori dal computo globale dei costi/benefici dell’investimento di capitale? E, dopo, che cosa accadrà?

da Malamilano, dalla ligera alla malavita
我就那样站着入睡

眼前的纸张微微发黄
我用钢笔在上面凿下深浅不一的黑
里面盛满打工的词汇
车间,流水线,机台,上岗证,加班,薪水……
我被它们治得服服贴贴
我不会呐喊,不会反抗
不会控诉,不会埋怨
只默默地承受着疲惫
驻足时光之初
我只盼望每月十号那张灰色的薪资单
赐我以迟到的安慰
为此我必须磨去棱角,磨去语言
拒绝旷工,拒绝病假,拒绝事假
拒绝迟到,拒绝早退
流水线旁我站立如铁,双手如飞
多少白天,多少黑夜
我就那样,站着入睡

Mi addormento, proprio così, in piedi

La carta davanti ai miei occhi ingiallisce
Con un pennino d’acciaio la incido di un nero irregolare
piena di parole come officina, catena di montaggio,
macchina, libretto di lavoro, straordinari, salari…

Mi hanno addestrato ad essere docile
Non so come gridare o ribellarmi
Come lamentarmi o denunciare

So solo sfinirmi in silenzio

Quando ho messo piede la prima volta
in questo posto
speravo solo che la grigia busta paga,
il dieci d’ogni mese,
potesse donarmi un po’ di conforto

Per questo ho dovuto smussare gli angoli
e le mie parole

Rifiutare di saltare il lavoro,
Rifiutare le assenze per malattia,
Rifiutare il permesso per questioni private
Rifiutare di arrivare in ritardo,
Rifiutare di andar via prima

Alla catena di montaggio rigido come il ferro,
le mani che volano
Quanti giorni, quante notti

E’ proprio così che mi sono addormentato in piedi?

20 agosto 2011
Xu Lizhi, operaio della Foxconn

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