Scienza

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Status: Experimental gennaio 2018

È fuori delle nostre ambizioni (e capacità!) dare una definizione sistematica di Scienza; raccoglieremo, se ve ne saranno, una serie di contributi per cercare di dare un quadro di quella che oggi, in una visione anticapitalistica, può e deve essere definita tale. Ci sembra però di poter indicare alcuni principi generali e qualche domanda come guida del ragionamento.

La scienza fa riferimento a una cosa a lei estranea, che potremmo chiamare materia, alla quale cerca di applicare regole e categorie che la possano descrivere o che possano servire a manipolarla. Tale materia può essere sia naturale che sociale.

La scienza è fatta da umani, quindi risente delle contraddizioni sociali e ne è espressione. Una società di classe inevitabilmente produrrà una scienza di classe. Una società autoritaria tende a produrre una scienza dogmatica, un oggetto di culto che può diventare superstizione in assenza di validi argomenti. È un sapere che mira più a fornire certezze che a dar voce ai dubbi.

Cosa possiamo farcene oggi di una scienza e cosa vorremmo farcene domani è una delle domande che ci poniamo.

Nel ventesimo secolo è esistita una grande fiducia negli strumenti logici e deduttivi e nella possibilità di elaborare una risposta al mistero della materia che non fosse autoritaria, dogmatica, trascendente. La fine del secolo breve ha imposto la necessità di ripensare i fondamenti della logica e ha dato per certa l’impossibilità di conoscere appieno la materia naturale. Che cosa è accaduto nell’ambito delle scienze sociali? E che cosa ne è stato di quella teoria della rivoluzione che, agli occhi di molti, dalla sua “scientificità” ricavava un grado di certezza e di assertività pari, se non addirittura superiore, a quello delle scienze naturali?

In una fase di aperto e sfacciato predominio delle grandi concentrazioni di mezzi, capitali e tecniche di governo, con i loro imperativi e i loro tempi, sempre più accelerati, che ne è del percorso della conoscenza, con tutti i suoi dubbi e i suoi arresti, e della scienza, con le sue crisi di paradigma, le sue false piste, i suoi ricorsi?

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E infine, facendo un salto indietro nel tempo, pensiamo di giocare con un bambino a “è una scoperta o un’invenzione”.

Si sceglie una parola e si dice se si tratta di scoperta o invenzione.

Il sole, una scoperta, il tavolo, un’invenzione; il vento, una scoperta, la vela un’invenzione. Il sorriso, una scoperta, no un’invenzione. È difficile, senz’altro è un’occasione per discutere.

Prendiamo ora per esempio questa sequenza:

e confrontiamola con questa immagine:

 

La prima è una scoperta, la seconda è un’invenzione, nota sotto il nome di teorema di Pitagora.

Sono la stessa cosa?

Questa domanda è in parte la scienza di cui ci vorremmo occupare, una conoscenza che si approssima alla realtà materiale.

Diamo per scontato che ci sia qualcosa da scoprire e che ancora non ne siamo del tutto capaci, ma abbiamo delle ipotesi che riteniamo credibili. Non sono le uniche, le nostre. Sarebbe meglio che lo fossero? Non ne siamo certi, forse non siamo nella condizione di discuterne. Nel campo della conoscenza siamo in guerra, da tempo ma forse mai come ora. Anche capire chi sia questo “noi” è difficile.

Nell’elaborare un’ipotesi scientifica ci si può permettere di utilizzare le esperienze sociali, le precedenti teorie, quegli strumenti logici che non cozzano con il buon senso, non molto di più. Le teorie saranno messe a confronto con la materia che descrivono e in discussione dalle collettività che le producono. Tante più e tanto più diverse verifiche saranno fatte quanto più si potrà dire che le tesi sono valide. Per questo un presupposto fondamentale intrinsecamente legato alla scienza è che questa non sia tenuta nascosta e che non siano negate le informazioni necessarie per effettuare tali verifiche. Non si dice niente di nuovo né di rivoluzionario, questo è Galileo, che però si rimangiò le parole per aver salva la vita, ma questa è un’altra questione. O forse no?

 

 

 

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